Limiti di velocità "trappola" e autovelox: il conflitto d'interessi dei Comuni che abbassano i limiti per fare cassa, violando il C.d.S. del 1992 e la L. 120/2010.
Nel corso del mio recente intervento alla trasmissione "Diario del Giorno" su Rete 4, ho ribadito alcune verità fondamentali sul tema degli autovelox e della velocità. Le tesi e le scoperte giuridiche che ho promosso nel tempo sono ormai diventate di dominio pubblico e vengono costantemente utilizzate da tantissimi cittadini per difendersi dalle sanzioni ingiuste.
Un nodo fondamentale, emerso con forza durante il dibattito televisivo, riguarda i limiti di velocità. I tecnici che nel 1992 hanno redatto il Codice della Strada avevano stabilito criteri tecnici ben precisi per fissare tali limiti. Oggi, invece, le Amministrazioni locali proprietarie delle strade disattendono puntualmente quelle regole, abbassando i limiti in modo del tutto arbitrario.
Si genera così un palese conflitto di interessi: il Comune ha il potere di ridurre il limite a proprio piacimento e subito dopo posiziona i propri agenti per sanzionare gli automobilisti, trasformando la sicurezza stradale in un mero strumento per fare cassa. Inoltre, se si applicassero i limiti tecnici corretti previsti dall'originario C.d.S., la norma sulla distanza minima di 1 km dal segnale (art. 25, c. 2, L. 120/2010) non servirebbe neppure, poiché la collocazione dei dispositivi risulterebbe del tutto logica e coerente.